Gli anni ’80 e ’90 hanno rappresentato l’apice della prosperità dei mass media: televisione, quotidiani, riviste e radio, soltanto quattro mezzi sui quali si concentrava la comunicazione delle aziende che aveva primariamente lo scopo di “persuadere”: in quell’epoca, la quantità delle informazioni che circolava era enormemente inferiore rispetto a oggi, perciò era più facile accettare una comunicazione di stampo persuasivo. Le pubblicità televisive erano i grandi argomenti delle conversazioni da salotto, le pubblicità dei quotidiani si facevano forza della loro autorità e l’effetto della pubblicità attraverso i mass media era enorme.
Il cambiamento si iniziò a vedere verso la metà degli anni ’90. Le informazioni a disposizione dei consumatori aumentarono esponenzialmente e si passò a un tipo di comunicazione pubblicitaria più “delicata” che consisteva nel non dire più “Questo è buono” bensì “Questo prodotto ha questo vantaggio, cosa ne pensate?”. Nelle riviste iniziavano a emergere annunci pubblicitari all’interno degli articoli e anche le campagne “coordinate”, che includevano l’attività di pubbliche relazioni, aumentarono in questo periodo. Era iniziata l’epoca della “fusione mediatica”.
Inoltre, dal 2000, internet e i cellulari fecero il loro ingresso nella vita quotidiana e il fluire delle informazioni cambiò improvvisamente dal “senso unico” verso la bidirezionalità. I blog e i social network diventarono fenomeni aziendali, si rafforzò il legame con gli individui al di fuori dell’impresa e, grazie alle raccomandazioni e alle valutazioni autentiche degli utenti, si acquisì un maggiore senso della realtà. I gusti e il senso dei valori si diversificarono sempre più, e la tendenza a scambiarsi informazioni andava aumentando. Così, si passò dalla “persuasione” alla “proposta”, facendo del nostro tempo l’epoca della “partecipazione”.
Oggi tutto può fungere da media, ed è diventato di fondamentale importanza sviluppare allo stesso tempo i prodotti e una strategia mediatica che si adatti loro. In altre parole, bisogna cercare di ideare non solo il contenuto, ma l’intera “situazione”. La situazione è un’esperienza del brand che nasce dalla volontà di “presentare un determinato contenuto, in un determinato momento e attraverso un determinato media”. Se si riuscirà a introdurre un nuovo punto di vista nella quotidianità, ne scaturiranno un’emozione e uno stupore completamente nuovi.
Inoltre, progettare una situazione prevede di tener conto delle persone, e della loro relazione con i vari avvenimenti o momenti della quotidianità. Unendo sapientemente l’ambiente circostante con i prodotti e la comunicazione, si riuscirà a ricreare un’esperienza unica e identificativa di una determinata azienda o marchio. Se si riuscirà a creare un legame tra il prodotto e la strategia mediatica appropriata all’interno dell’identità dell’azienda, le possibilità creative aumenteranno e la quantità di informazioni del contesto non sarà più un problema, perché la comunicazione risulterà comunque impattante e rilevante per i destinatari.